From: 
Sent: Tuesday, October 05, 2004 7:22 PM
Subject: in partenza...per la Palestina


Cari amici,
sono in partenza per la Palestina, dove parteciperò alla Campagna per la
raccolta delle olive, promossa dall'Intenational Solidarity Movement (ISM).

Vi scrivo questa e-mail per rendervi partecipi di questa mia iniziativa
ed anche per chiedervi di sostenermi qualora dovessi avere delle difficoltà,
prima fra tutte quella di riuscire ad entrare in Israele senza essere
respinta all'aeroporto, come è già successo a molti pacifisti.
La Campagna prevede l?accompagnamento dei contadini per consentire loro
l'accesso ai loro oliveti, accesso che è pesantemente contrastato
dall'esercito israeliano e dai coloni. La raccolta delle olive svolge un ruolo 
molto importante nella disastrata economia palestinese, essendo uno dei pochi 
mezzi di sostentamento rimasti; al tempo stesso ha anche un valore simbolico 
molto forte di legame alla terra ed alle tradizioni, ma anche di rivendicazione 
del diritto alla sopravvivenza ed alla propria terra, soprattutto ora che 
la costruzione del Muro ha ulteriormente aggravato la situazione, 
confiscando terre ed impedendo l?accesso ai legittimi proprietari.
Il nostro privilegio di essere internazionali ci conferisce il vantaggio
di essere un minimo più protetti e quindi ci dà la possibilità, con la
nostra presenza, di contribuire a ridurre la violenza cui la popolazione
palestinese è sottoposta quotidianamente; inoltre, essere lì come testimoni, 
ci consente di denunciare all'opinione pubblica la brutalità dell'occupazione.
L?altro fatto rilevante è che l'ISM mette in atto iniziative pacifiche,
utilizzando il metodo dell?azione diretta nonviolenta, per opporsi
all'occupazione israeliana: credo che questo sia molto importante, 
perché rafforza ed incoraggia la partecipazione popolare a forme di 
resistenza pacifica quale alternativa alla sola possibilità di farsi 
saltare in aria e mi sembra che questo sia
l'unico modo efficace e non ipocrita di condannare il terrorismo.

La situazione in Palestina, come tutti sappiamo, si aggrava di giorno in
giorno  ed ogni tipo di iniziativa diventa via via più rischioso. Ci ho
pensato a lungo prima di decidermi, non mi sento affatto un?eroina e vi
confesso che ho un po? paura. C?è qualcosa però che mi spinge ad andare:
il fatto di sapere che c?è qualcosa che posso fare  per modificare una
situazione,
una carta da giocare, e che dipende solo da me decidere se muovermi o stare.
So che è ben poca cosa, ma credo che dal punto di vista di chi sta chiedendo
aiuto sia comunque rilevante, e comunque mi peserebbe di più stare ferma
a guardare. Sono sicura che capite perfettamente quello che sto dicendo
e condividete l?intolleranza verso l?ingiustizia: se non cerchiamo almeno
di mettere un granello nell?ingranaggio...

Spero di potervi inviare altri messaggi durante il mio soggiorno palestinese
(dal 7 al 23 ottobre) per mettervi al corrente su quello che succede e su
come procede l?iniziativa. Se volete rispondermi, fatelo allo stesso
indirizzo
da cui vi scrivo, perché è l?unico che controllerò, ogni volta che mi è
possibile.
Vi abbraccio tutti
Letizia

----- Original Message ----- From: Sent: Friday, October 08, 2004 7:51 AM Subject: Gerusalemme-1 Carissimi, come saprete sono riuscita ad entrare in Israele, anche se mi hanno fatto un po' di storie: quello era il primo scoglio da superare. mi e' rimasta addosso per un po' la sgradevole sensazione che ho provato per dover mentire e fingere per tutto il viaggio con la mia vicina di aereo, sentendomi un verme per l'impossibilita' di comunicare, spiegare il proprio punto di vista, ascoltare, anzi evitando accuratamente ogni discorso un po' piu' profondo e personale, per evitare di essere scoperta, sospettata, ecc. E invece ci sarebbe tanto bisogno di parlare con questa gente. Sentendomi come una clandestina, una che viene a fare a casa tua quel che non dovrebbe fare. Insomma e' diverso che inventarsi frottole davanti ad un funzionario, sapendo che lo fai per una giusta causa e che se sono loro ad avere le chiavi di casa e decidere chi puo' e chi non puo' fare visita ai loro vicini e' peerche' stanno facendo un sopruso che ti fa solo ribollire il sangue. A parte queste riflessioni, tutto bene. Sto andando a Bet Saur, vicino Betlemme, per fare i due giorni di training, necessari per partecipare all'iniziativa dell'ISM. Poi vi faro' sapere Un abbraccio a tutti/e. Letizia
----- Original Message ----- From: Sent: Sunday, October 10, 2004 9:02 AM Subject: RE: visibilita' dell'azione Ciao, Isabella mi fa molto piacere ricevere la tua lettera. ho passato gli ultimi giorni vicino a Betlemme a fare un training intensivo che ci ha informato sulla situazione, il metodo di azione diretta nonviolenta,i rischi, ecc. Sono in partenza per Nablus dove restero' forse per una settimana: qui l'ISM collabora con villaggi per la raccolta delle olive, praticamente accompagnando i contadini dei villaggi che via via presentano maggiori problematicita' per l'accesso ai campi, soprattutto da parte dei coloni. l'ism ha un sito www.palsolidarity.org in inglerse, ma dove ci sono molte informazioni e reports non so se quotidiani. C'e' anche la possibilita' di iscriversi ad una mailing list molto interessante. Riguardo ad incontri al mio ritorno, ovvio che mi fara' piacere farne quanti piu' possibili per raccontare la mia esperienza e come si vive qui quotidianamente e dare informazioni a quanta piu' gente possibile. Dunque se qualcuno mi aiuta mi fara' molto piacere. Testimoniare e' uno degli scopi di questa azione. Cerchero' di scrivere da Nablus appena mi e' possibile. Ciao, un abbraccio Letizia
----- Original Message ----- From: Sent: Monday, October 11, 2004 8:01 PM Subject: Nablus 1 Ciao a tutti/e di nuovo. Mi trovo a Nablus dove siamo circa una ventina di attivisti, alcuni nuovi altri di lungo periodo,persone che si fermano anche per diversi mesi (avete presente la protagonista dell 'ultimo film di Wenders?), dunque ci sono alcuni che hanno piu' esperienza delle situazioni difficili in cui ci troviamo ad operare ogni giorno. Da Nablus i vari gruppi di 5-6 persone hanno il compito di coprire i villaggi (16 nel circondario) dove la raccolta e' piu' rischiosa (la campagna si svolge anche in altre zone della Cisgiordania come Jenin, Tulkarem ecc.). Cio' accade particolarmente quando gli oliveti sono vicini agli insediamenti dei coloni israeliani. Ad esempio oggi eravamo vicini al villaggio di Salem dove gli oliveti sono separati dal paese da una "settlers road" cioe' una strada che puo' essere utilizzata solo dai coloni: gli oliveti piu' a rischio sono quelli in vista della strada, perche' possono essere presi di mira sia dai soldati che dai coloni. Nel primo caso si puo' e si deve cercare di trattare , cioe' gli internazionali presenti cercano di convincere i soldati a lasciar continuare la raccolta delle olive: nel caso dei coloni, essendo dei fanatici religiosi molto aggressivi, convinti che quella e' la loro terra e nessun altro ha il diritto di starci, l'unica cosa che si puo' tentare e' una ritirata tranquilla, cercando di portare via il raccolto della giornata. Oggi non c'e' stato nessun problema, ma il gruppo presente ieri ha dovuto vedersela con un colono-soldato: meno male e' finita bene. Dunque la nostra funzione qui e' soprattutto quella di proteggere i contadini palestinesi, consentendogli di portare a termine il loro lavoro indenni, anche se aiutarli a raccogliere le olive, come abbiamo fatto oggi, puo' comunque contribuire a questa causa perche' accorcia i tempi della raccolta. La cosa che voglio segnalarvi di oggi e' che sono venuti anche degli attivisti israeliani ad aiutarci e la loro presenza e' importante soprattutto per parlare con i coloni, ma soprattutto mi ha riempito di gioia perche' anche se pochi sono loro la speranza di un futuro di pace, la dimostrazione concreta della possibilita' di una convivenza pacifica. Vi ringrazio ancora tutti quanti, perche' mi state dando molto calore e affetto e date veramente un senso collettivo a questa mia scelta. Una nota per Giulia: sono con la stessa famiglia a Nablus da cui sei stata ospite, ti ricordano ancora, ed anche Angelo. Vi abbraccio Letizia
----- Original Message ----- From: Sent: Tuesday, October 12, 2004 6:38 PM Subject: Nablus 2 Oggi e' stata una giornata molto movimentata ed e' andato tutto a rovescio. Siamo andati a raccogliere olive nello stesso posto di ieri, in due gruppi. Dopo poco abbiamo visto arrivare i soldati, cosi' alcuni di noi gli sono andati incontro per evitare che potessero raggiungere un'altra famiglia che stava raccogliendo al di la' della strada, in zona ipoteticamente non vietata. c'e' stata una trattativa ma alla fine 4 di noi sono stati arrestati e stiamo ancora aspettando che vengano rilasciati. Il peggio e' stato che i soldati hanno raggiunto la famiglia e picchiato il vecchio e arrestato il giovane. Due di noi sono corse giu' ed hanno tentato di bloccare la jeep con l'arrestato,ma poi hanno dovuto desistere per l'arrivo di altre jeep e non sono potute tornare nell'oliveto. Noi non siamo stati visti ed in 3 siamo rimasti a raccogliere le olive con le famiglie, in zona meno visibile. Dopo pranzo pero' abbiamo visto arrivare altri due soldati ed abbiamo trattato per poter raccogliere tutto e poter andar via. Eravamo in zona non autorizzata perche" non si puo' raccogliere a meno di 300 metri dalla strada. Mentre ci stavamo allontanando scortati dai soldati con tutti i palestinesi e'arrivato un altro soldato piu' arrabbiato, ma sembrava che tutto stesse andando per il meglio. Invece quando siamo arrivati alla jeep altri ci hanno fermato, sono sopraggiunte altre jeep con 8 soldati ed hanno arrestato 3 giovani palestinesi. Non siamo stati in grado di fermarli: quando ci si trova dinanzi a dei soldati armati scatta il meccanismo di obbedienza all'autorita',mentre dovremmo riuscire ad essere piu' determinati nella resistenza sia attiva che passiva. Il problema quando arrestano dei palestinesi e' che non si sa cosa possono fargli, picchiarli e trattenerli in prigione per alcuni giorni o anche dei mesi. Quello che e' incredibile ed insopportabile e' che tutto questo accade semplicemente per aver cercato di esercitare il diritto a raccogliere il frutto del proprio lavoro e della propria terra! Ti rimane addosso un forte senso di frustrazione per non essere riuscita a fare del mio meglio ed a proteggere queste persone, sfruttando il vantaggio che noi abbiamo come internazionali, rischiando al massimo di essere arrestati e deportati. Quelli che sono qui da piu' tempo ed hanno piu' esperienza delle diverse situzioni che si presentano sul campo sono capaci di valutare meglio la situazione e mettere in atto azioni piu' efficaci. Ieri mattina per esempio ci sono stati dei disordini nel campo di Balata, 2 case sono state occupate dai soldati, cosi' sono intervenuti alcuni internazionali ed hanno cominciato a negoziare: purtroppo ci sono stati 7 feriti, ma hanno potuto soccorrere un ragazzo e portarlo all'ambulanza a cui non era permesso di raggiungerlo. Alla fine i soldati se ne sono andati ed hanno lasciato le case. L'altro problema e' che se gli internazionali arrestati vengono deportati o al meglio riaccompagnati a Gerusalemme, ma senza il permesso di entrare nuovamente nei Territori occupati, si rimane in pochi ed e' piu' difficile svolgere il nostro compito, si puo' intervenire in un numero piu' ristretto di situazioni. Adesso devo andare, spero che i nostri amici siano stati rilasciati e, a maggior ragione, che altrettanto avvenga per i palestinesi. Qualcuno mi ha chiesto se ho un numero di telefono: e' xxxxxx. Un abbraccio a tutti/e da un posto che potrebbe essere meraviglioso.... Letizia
----- Original Message ----- From: Sent: Wednesday, October 13, 2004 6:21 PM Subject: Nablus 3 Oggi le cose sono andate decisamente meglio. Innanzi tutto ieri sera i nostri 4 compagni erano stati rilasciati, con la condizione di non poter restare a Nablus, ma di potersi muovere nella parte meridionale della Cisgiordania. Stamani abbiamo saputo che fortunatamente anche i palestinesi erano stati rilasciati. Essendosi il gruppo un po' ristretto e soprattutto con molti privi di esperienza,abbiamo deciso che per il momento, onde evitare ulteriori rischi, era meglio fare un unico gruppo, dividendoci i compiti, in modo che ognuno sapesse esattamente, in caso di necessita', come intervenire (oltre a me che ho qualche difficolta' con la lingua, sono con noi per un paio di giorni 4 giapponesi che non parlano inglese quasi per niente). Siamo tornati anche oggi a Salem, ed abbiamo aiutato una famiglia che ha l'oliveto giusto sotto la strada, in teoria un po' meno a rischio. Dopo qualche ora che eravamo li' si e' fermata una jeep e ne sono discesi due soldati: le tre persone deputate alla trattativa sono andate loro incontro mentre noi altri siamo rimasti con i palestinesi, per cercare eventualmente che venissero arrestati o comunque il contatto. Ci hanno detto di lasciare il posto entro 10 minuti, perche' zona militare in quanto vicina alla strada, ma i contadini volevano avere almeno un'altra ora a disposizione, olttretutto domani comincia il Ramadan. Stavamo cercando dunque di guadagnare un po' di tempo, quando sono arrivati altri soldati, uno molto aggressivo gia' visto ieri, hanno strattonato e buttato in terra diversi di noi, ma siamo riusciti a fermarli ed impedire che raggiungessero i palestinesi. Inoltre hanno preso a calci e disperso tutto il raccolto intimandoci di non portare via niente. Una parte siamo riusciti a sottrarla alla loro foga ed un'altra parte siamo tornati indietro dopo a recuperarla (sembrava di giocare a fare gli indiani, se non fosse stato che la situazione era tragica). Non aggiungo altro, credo che comprendiate perfettamente l'assurdita' della situazione. Un saluto caloroso a tutti Letizia
----- Original Message ----- From: Sent: Saturday, October 16, 2004 4:16 PM Subject: Nablus 4 Rapidissiamente perche" stanno per chiudere casa fine digiuno del Ramadan. Nei giorni scorsi non e' successo niente di particolare, la raccolta a Salem e' praticamente finita, ieri l'altro non era fatta in zona a rischio, solo chi ha voluto e' rimasto a dare una mano ai contadini attorno al villaggio. Io ho preferito restare, anche se questo non e' lo scopo della campagna; d'altra parte non avevo molto altro da fare e comunque il lavoro manuale e' una bella cosa, anche se qui raccogliere olive e' un po' piu' faticoso che in Italia, perche' fa molto caldo e gli alberi sono coperti di polvere e spinescenti. Ieri poi era il primo giorno di Ramadan, dunque nessuno nei campi: i non credenti, come noi, possono mangiare e bere, ma e' opportuno e rispettoso farlo senza essere visti, assolutamente non per la strada. D'altra parte sia a Nablus che a Balata l'islamismo ha preso piede in maniera molto forte e praticamente non c'e' nessuna donna con il capo scoperto, mentre non mi ricordo di aver notato niente del genere 12 anni fa; sui mezzi pubbici uomini e donne siedono separati e cose del genere. Alle 17,15 pero', quando finisce il digiuno, tutti corrono a casa ed e' festa grande: noi eravamo ospiti della famiglia presso la quale siamo alloggiate e ieri sera avevano preparato un sacco di piatti deliziosi. Dimenticavo, l'altra sera siamo andati tutti al bagno turco, prima gli uomini e poi le donne: bella esperienza! Oggi infine abbiamo raccolto solo per mezza giornata, in una zona di Salem vicina all'insediamento colonico: i contadini avevano il permesso ed oltretutto e' sabato e quindi i coloni, ebrei integralisti, non dovrebbero muoversi, ma non eravamo sicuri. Comunque e' andato tutto bene. Qui chiudono. Baci e abbracci a tutti/e Letizia
----- Original Message ----- From: Sent: Sunday, October 17, 2004 3:37 PM Subject: Nablus 5 Oggi e' una giornata di riposo, in attesa che arrivino quelli che hanno fatto il training in questo fine settimana a rimpolpare il gruppo: solo domani andremo a Beit Furik, altro villaggio attorno a Nablus dove fare la raccolta delle olive. Dunque avevo programmato con Mohammed, uno dei nostri due coordinatori palestinesi,di andare a visitare i siti storici ed archeologici di Nablus che sono stati distrutti durante questa Intifada dall'esercito israeliano e fare qualche foto, come mi aveva chiesto Stefania. Ma come si sa, qui in Palestina non si possono fare programmi: infatti quando e' arrivato a prendermi nella casa dove sono ospitata, era arrivata notizia che c'erano soldati in citta'. Sono arrivati anche gli altri componenti del nostro gruppo e siamo andati a vedere cosa stava succedendo. Abbiamo rintracciato le tre jeeps che avevano stazionato per un po' ad un ingresso della citta', non si sa se perquisendo una casa, ma stavano andando verso il Campo profughi di Balata. Cosi' abbiamo preso un taxi e li abbiamo raggiunti. Erano fermi all'ingresso del campo, poi si sono mossi per andar via, mentre ragazzini tiravano loro pietre da piu' parti ed i nostri compagni gridavano loro di andar via, che erano solo ragazzini. Una pietra e' arrivata a segno su un blindato, che si e' fermato sulla strada, mentre una canna di fucile sporgeva dal retro. All'improvviso ho sentito uno sparo: un ragazzino di 10-12 anni si era mosso verso di loro, ma senza tirare pietre, e loro lo hanno colpito allo stomaco. Subito e' arrivata l'ambulanza e lo ha portatto via, mentre la jeep si e' allontanata. Fortunatamente dopo abbiamo saputo dall'ospedale che non era niente di grave, il proiettile era di quelli rivestiti di gomma, che comunque possono essere letali a seconda di dove colpiscono. Storie di vita quotidiana... Stiamo aspettando che arrivino i nostri nuovi compagni da Gerusalemme (noi ci abbiamo messo piu' di tre ore, cambiando 4 o 5 mezzi e facendo lunghi tratti a piedi e di corsa in prossimita' delle strade dei coloni, dovendo fare un lungo giro perche' Nablus e' chiusa dal check point e lo si deve aggirare per entrare da un'altra parte, evitando di essere scoperti). Appena posso vi mando nuove notizie, non so se mi sara' possibile da Beit Furik: dormiremo la' perche' c'e' un check point e quindi diventa molto lungo arrivarci. A presto Letizia
Nablus, 20 ottobre 2004 Abbiamo passato gli ultimi due giorni a Beit Furik, un villaggio fuori Nablus. Una parte degli oliveti sono a ridosso di una settler road, da cui li separa una rete: subito sopra si trova l'insediamento dei coloni ebrei. Il primo giorno due jeep hanno stazionato per tutto il tempo fuori del cancello di accesso alla strada, ma e' andato tutto bene. Abbiamo invece saputo in serata che i pacifisti israeliani, che stavano aiutando i contadini palestinesi un po' sopra di noi, hanno avuto dei problemi con i coloni. Una parte del gruppo, tra cui io, e' rimasta anche a dormire nel villaggio. Niente di speciale, tranne un incontro fortuito con delle donne che la sera, mentre camminavamo sulla strada, ci ha chiamati e ci ha fatti entrare in un cortile dove erano sedute una quarantina di donne, di tutte le eta', con bambini, che ci hanno accolti con molta curiosita' e calore: erano li' per una veglia funebre per una vecchia morta due giorni prima, ma anche se non riuscivamo a comunicare moltissimo, tranne con una che parlava un po' di inglese, ci hanno trasmesso delle bellissime sensazioni. Nell'Islam le donne vivono veramente in un mondo a parte, c'e' una forte divisione sociale tra i sessi, ma in situazioni come questa si rivela anche tutta la ricchezza di una cultura che stentiamo a comprendere nella sua complessita' e che spesso giudichiamo con estrema superficialita'. Anche il giorno dopo e' andato tutto bene: per una parte della giornata abbiamo lavorato anche insieme agli attivisti israeliani, di Rabbis for Human Rights, che contestano l'occupazione soprattutto dal punto di vista della Torah e per l'imbarbarimento che questa produce nella societa'. Uno di loro mi raccontava quanto sia difficile spiegare ai propri figli che non devono odiare i palestinesi e che ci sono buoni e cattivi da entrambe le parti, e la maggioranza sono buoni (un po' le stesse parole che Noah Salameh ci diceva di usare con i suoi figli, a Betlemme, durante l'occupazione con i carri armati). Sono due societa' sconvolte ed estremamente impaurite dagli atti di terrorismo a cui sono sottoposte, sempre sotto la pressione e la paura di vedere i propri figli uccisi, feriti o, nel migliore dei casi, arrestati. C'e' stata anche una nota positiva: una jeep si e' fermata ed ha chiamato qualcuno per parlare. In questo caso il soldato e' stato gentile, ha chiesto se avevamo problemi con i coloni e se ne e' andato augurando buon lavoro. Oggi invece, ultimo giorno di raccolta di olive per me, la situazione si e' totalmente capovolta. Siamo andati a Deir Al Hattab, altro villaggio in cui e' stato richiesto il nostro intervento: i contadini non potevano andare negli oliveti vicini all'insediamento ed alla caserma subito sotto, pur avendo il permesso per oggi. Li abbiamo accompagnati e subito sono arrivati i soldati, che inizialmente hanno anche salutato cordialmente in arabo. Ma la mira oggi non era sui contadini quanto sugli internazionali: infatti hanno detto che i contadini potevano restare, ma noi dovevamo andarcene al piu' presto (fidarsi?). Poi pero' hanno visto Mohammed, uno dei nostri coordinatori dell'ISM, hanno chiesto la Carta d'Identita' e quando hanno visto che proveniva da Balata Camp gliela hanno sequestrata e volevano portarlo via con loro: a questo punto c'e' stata la vera e propria "azione diretta nonviolenta" da parte nostra. Ci siamo interposti tra lui ed i soldati coprendolo con i nostri corpi: i soldati erano arrabbiatissimi e molto violenti, hanno cominciato a strattonarci in maniera anche molto brutale, hanno preso qualcuno di noi per il collo o per i capelli, tirato nasi ed orecchie ed erano particolarmente infastiditi dalle macchine fotografiche,non volevano prove. Hanno continuato a olpirci a calci e con la canna del fucile, ma non avevamo alcuna intenzione di lasciargli Mohammedd e rivolevamo la sua carta di identita'; abbiamo cercato in tutti i modi di calmarli. Poi, non so come, gliela hanno ridata e ci hanno intimato di andarcene, che sarebbero tornati a controllare, mentre i contadini potevano restare. Ce la siamo cavata con qualche graffio ed un po' di contusioni. La cosa che colpiva e' che erano tutti giovanissimi ma estremamente violenti, alcuni li avevamo gia' visti nei giorni scorsi. Una delle difficolta' che avevamo e' che dovevamo proteggere il nostro compagno palestinese, o cercare di impedire che brutalizzassero gli altri, ma senza toccarli onde evitare di essere denunciati ed arrestati per resistenza a pubblico ufficiale. Come prima impressione, peraltro condivisa anche dai miei compagni, devo dire che in quei momenti non ti accorgi neanche se ti stanno facendo male, ti ferisce molto di piu' vedere la violenza esercitata sugli altri. E inoltre immaginare quanta brutalita' possano esercitare sui palestinesi, se non si peritano minimamente a scagliarsi contro degli internazionali. Successivamente siamo stati raggiunti anche da alcuni degli attivisti israeliani che hanno raccolto alcune testimonianze per inviarle alla stampa. In serata ci hanno fatto sapere che incredibilmente su alcuni giornali e' apparsa la notizia che l'esercito era stato attaccato dai pacifisti internazionali... Ci hanno chiesto di raccogliere un po' di materiale fotografico per ristabilire la verita' ed inchiodarli alle loro responsabilita', ed e' quello che stiamo cercando di fare. Non a caso quelli che sono stati colpiti piu' selvaggiamente sono quelli che cercavano di proteggere le proprie macchine fotografiche e cineprese: in particolare Gregor, un ragazzo svedese, lo stavano quasi strozzando per togliergli la macchina, finche' il laccio non si e' rotto, ma in seguito a colluttazione siamo riusciti a togliere loro la macchina e lanciarla via. Bene, e' tutto, devo andare. Inshalla, tutto bene. Domani mi sposto a Gerusalemme e venerdi' cerchero' di andare a Ramallah. Ciao a tutti/e. Letizia
----- Original Message ----- From: Sent: Friday, October 22, 2004 12:04 AM Subject: FW: [palsolidarity] ISM Reports: Day of Brutality in Deir Al Hatab Ti inoltro i reports scritti da altri 4 internazionali che erano con me durante l'aggressione di ieri: danno un resoconto dell'accaduto anche da altri punti di vista e con riflessioni interessanti, specialmente quello scritto da Keren, che e' ebrea. Ciao, a presto Letizia > >ISM Report: Day of Brutality in Deir Al Hatab >Four Activists Share their Stories > >1. "Because I'm Crazy" > >Deir Al Hatab, West Bank > >2. "Those who say that Israel maintains purity of arms and the moral >high ground, I say, you either have not seen/experienced what I have >experienced, OR you simply do not care." > >A Day of Brutality in Deir Al Hatab > > >3. "They went for our media team who were standing alone taking >pictures, this is a common tactic they use-if there are no pics or >film it did not happen." > >Report on Deir Al Hatab > >4. "A Swedish man had a loaded and readied assault rifle pointed at >his head-thesoldiers appeared to revel in their display of naked >aggression." > >Small victory in the face of violence > >___________________________________________________________
----- Original Message ----- From: Sent: Friday, October 22, 2004 10:47 PM Subject: da Gerusalemme Sono tornata ieri a Gerusalemme. L'uscita da Nablus e' molto piu' semplice dell'entrata perche' si puo' passare dal chek point e non fanno storie, mentre l'ingresso e' spesso precluso agli internazionali per cui si deve fare un giro pazzesco, con vari tratti di corsa a piedi per non essere sorpresi vicino alle settler roads. La nostra presenza di conseguenza e' praticamente clandestina e quindi anche negli spostamenti tra i vari villaggi in questi giorni si sono svolti secondo le stesse modalita': oltre alla convinzione ed alla determinazione a venire qui ci vuole anche un buon allenamento fisico, su e giu' per le scarpate sotto un sole cocente. Il giorno avanti Qusaib ci ha accompagnato a visitare la citta' vecchia, mostrandoci le distruzioni provocate dall'esercito israeliano durante la prima invasione nel marzo-aprile 2002: case antiche, una famosa fabbrica di sapone (attivita' per la quale Nablus era famosa), il suq sono state distrutte o danneggiate per piegare la resistenza che qui e' stata molto forte e catturare i guerriglieri. Durante una di queste incursioni una casa e' stata demolita da un bulldozer, senza consentire agli abitanti di evacuarla: risultato 8 morti. Ieri pomeriggio sono andata a trovare nella loro sede i Rabbis for Human Rights facendomi spiegare un po' le loro attivita', che vanno dalla difesa dei diritti umani dei palestinesi nei territori occupati, a quelli dei palestinesi del '48 (quelli rimasti in Israele e con cittadinanza israeliana, ma fortemente discriminati), a quelli delle fasce emarginate della societa' israeliana, il tutto improntato e sostenuto dai riferimenti alla legge ebraica, la Torah. Ho potuto vedere per pochi minuti Dyala Husseini, con cui sono in contatto da quando e' venuta a trovarci a Viareggio 2 anni fa: mi e' parsa molto scoraggiata e mi ha raccontato di quanto tutti siano molto depressi per la situazione attuale e di come a causa di cio' da qualche anno a questa parte i comportamenti dei ragazzi siano diventati sempre piu' violenti, a causa della disperazione e della mancanza di prospettive per il futuro. D'altra parte la cosa si puo' facilmente intuire semplicemente vedendo alcuni tratti del muro in costruzione lungo la strada per Ramallah, ad Al Ram, molto vicino a Gerusalemme, che ancora non e' niente rispetto a quello gia' costruito ad esempio attorno a Qualchilia, che la cinge quasi completamente,rinchiudendo tutta la popolazione in una prigione a cielo aperto. Domani ho intenzione di fare un salto al quartiere esterno di Abu Dis, che e' rimasto completamente tagliato fuori grazie ad un muro alto 9 metri. Oggi a Ramallah ho incontrato Khaled Quzman, l'avvocato di Defence for Children - Palestina, che segue i ragazzi palestinesi rinchiusi nelle prigioni israeliane. Anche in questo caso la situazione, con la sfilza di abusi e violazione dei diritti umani ed in particolare di quelli dell'infanzia, si e' ulteriormente aggravata: ci sono piu' minori in carcere e vengono condannati a pene sempre piu' severe (uno di loro , che era stato condannato a 25 anni, ha avuto l'ergastolo in seguito all'appello). E' aumentato anche il numero delle bambine in carcere, adesso sono 14. Nella maggior parte dei casi vengono arrestati e condannati anche senza aver compiuto realmente alcun reato, ma solo perche' sospettati o per aver dichiarato di volerlo compiere. D'altra parte il giudizio viene espresso da una Corte Militare e non da un Tribunale civile, quindi vi potete facilmente immaginare. Bene, vi faro' sapere di piu' al mio ritorno, visto che mi avete seguita con tanta attenzione ed affetto, condividendo i miei racconti anche con altri. Spero che questo abbia almeno gettato un seme e che possa di conseguenza esserci una maggiore attenzione ed un maggiore impegno da parte di tutti alla ricerca della verita' e per una soluzione pacifica a partire dal riconoscimento del diritto di ogni popolo a vivere sulla propria terra in piena autonomia e liberta'. Al momento della partenza e' ancora piu' forte questa sensazione che abbiamo avuto per tutti questi giorni: gli internazionali come me possono anche condividere per un po' le condizioni di vita del popolo palestinese, ma c'e una profonda differenza tra noi e loro: noi possiamo muoverci liberamente e decidere quando andarcene, loro no. Un saluto affettuoso di pace a tutti/e dalla terra promessa ( a chi?) Letizia
Viareggio, 24 ottobre, 2004 Ciao a tutti/e, ieri sono tornata in Italia ed ora sono di nuovo a Viareggio. Vi invio la mia ultima e-mail, per raccontarvi le mie ultime esperienze in Palestina ed Israele. Ieri mi sono alzata di buon mattino per fare un salto ad Abu Dis, sobborgo periferico di Gerusalemme, a 3-4 Km dalla città vecchia, e vedere il Muro. E’ una cosa impressionante, alto 8-9 metri, vera manifestazione della follia a cui l’uomo può arrivare. Le auto non arrivano più in città, proseguono sulla strada lungo il muro e tornano verso Gerusalemme. In alcuni punti, dove non è ancora completato ed è alto circa 3 metri, la gente si ingegna per scavalcarlo per andare a scuola o al lavoro E quando sarà finito? Un intero sobborgo di Gerusalemme, che per le attività economiche e sociali è ad essa intimamente legato e dipendente, sarà costretto a gravitare su Gerico, unica strada di accesso, o a raggiungere la città attraverso un percorso lunghissimo. Mi viene quasi da piangere: lo costeggio e ricopio i messaggi che vi sono stati scritti in più lingue, sicuramente durante una manifestazione di protesta. Tra le più significative: “dal Ghetto di Varsavia al Ghetto di Abu Dis” e una citazione da Giosuè sul crollo delle mura di Gerico. Un’altra manifestazione di follia e paranoia mi aspettava all’aereoporto di Tel Aviv, dove i bagagli mi sono stati vuotati e rovistati per ben due volte e mi hanno interrogato per quasi due ore. Il fatto è che di sabato, festa religiosa, i normali servizi per l’aereoporto non funzionano ed ho dovuto prendere un pulmino palestinese che andava a Tel Aviv chiedendo di essere portata all’aereoporto, dove però non ti scendono davanti all’entrata, ma prima del check point. Non mi sembrava fosse un grosso problema, visto che dista pochi minuti, ma quando mi ha vista arrivare a piedi, con tutti i bagagli, l’agente della sicurezza non si capacitava da dove fossi comparsa (forse dalla Luna?). Dopo un primo interrogatorio e svuotamento del bagaglio, è arrivata una macchina dell’Airport Security con due armati (ancora altre domande), che mi ha portato all’ingresso, dove uno con occhialoni neri mi ha interrogato nuovamente sul mio soggiorno, volendo vedere la guida e chiedendo come avessi fatto a sapere di posti come Haifa o il Mar Morto (!), quindi mi fa entrare e mi consegna a due donne, di cui una è un energumeno indisponente, e qui si continua con domande assurde sui luoghi dove dico di essere stata, non solo il nome degli alberghi, ma anche del gestore, ed il nome dell’autista che mi ha condotto qui, le ricevute e i depliant. Tra le chicche, quando dico che sono un’impiegata statale, vogliono sapere per filo e per segno in cosa consista il mio lavoro, se per caso sono andata a trovare altri impiegati per sapere come lavorano loro (!), se ho con me il tesserino di riconoscimento(!!!) Infine non piace che viaggi con Lufthansa, anche se cerco ripetutamente di spiegare che per me è più comodo partire da Firenze. Più varie altre domande sulla vita privata. Ora, capisco l’importanza della sicurezza per prevenire gli attentati terroristici, ma cosa c’entrano tutte queste domande? Oltretutto avevo con me delle pubblicazioni che avevo preso a Ramallah da Defence for Children, o dai Rabbis for Human Rights, il che poteva far presumere che fossi una turista particolare, ma quelle non le hanno neanche guardate! Alla fine il bagaglio è stato fatto passare da un mostruoso macchinario a raggi X che lo espelle come fosse un tappo di champagne, e poi nuovamente vuotato e meticolosamente ispezionato da due ragazzine di non più di 18 anni, che sono state giustamente insospettite da un barattolo di tahina sigillato e lo hanno voluto aprire, con il rischio che poi mi si versasse nel bagaglio. Quindi perquisizione personale e alla fine, scortata dalle due gentil donzelle e piena di bollini rossi da tutte le parti, anche sulla maglia, peggio di un appestato, fatta entrare al controllo passaporti e poi al gate. Alla fine di tutta questa trafila ero spossata ed indispettita allo stesso tempo, sentendomi violentata per l’intrusione forzata nella mia vita e nei miei effetti personali e trattata come una criminale senza alcun motivo. Ma questo è il prezzo che si deve pagare se si vuole venire in Palestina, noi, uomini e donne libere che almeno abbiamo un posto dove andare! Bene, per me l’avventura è finita, anche se il mio cuore e i miei pensieri sono sempre là. Grazie per avermi seguita con affetto ed interesse ed aver dato ancora più senso a questa esperienza! Salam/shalom Letizia