Difesa 185
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Cosa è la legge 185/90

E' la legge che regola le esportazioni di armi. Si tratta di una delle leggi più avanzate al mondo. Prevede che l'Italia (e le imprese italiane) non possa esportare armi a paesi in guerra, sottoposti a embargo dalle Nazioni Unite o che violano i diritti umani. Inoltre prevede una serie di autorizzazioni e di controlli necessari per qualsiasi esportazioni di armi. Alcuni punti salienti: tutte le esportazioni devono essere autorizzate dal Governo, deve essere indicato di che tipo di armamenti si tratti (o anche singole parti di armamento, anche loro sono soggette agli stessi controlli), in che quantitativi, per che valore. Inoltre ovviamente deve essere indicato sia il destinatario sia un "certificato di uso finale dell'arma", ossia il destinatario deve dichiarare che cosa farà di quegli armamenti. Sono poi previsti controlli doganali, per accertare che le esportazioni stiano venendo effettuate effettivamente secondo quanto stabilito e soprattutto controlli sulle transazioni bancarie legate a queste vendite, che devono essere tutte preventivamente autorizzate. Cosa c'è infatti di più sicuro per seguire il commercio di armi che seguire anche i soldi? 

L'unica pecca di questa legge è che non tratta in maniera sufficientemente rigorosa l'esportazione di armi leggere (spesso i controlli vengono aggirati spacciando pistole e fucili non come armi ma come strumenti sportivi). Al di là di questo resta comunque un'ottima legge.

Questa legge è frutto di lunghissime battaglie della società civile, protrattesi per tutti gli anni '80. Oggi, almeno a parole, tutti i partiti riconoscono e proclamano l'importanza di questa legge. 

L'attacco alla 185

L'introduzione della legge 185, come è ovvio, non è stata molto ben vista dall'industria bellica, che proprio a causa di questa legge ha dovuto ridurre i propri affari, limitandosi ad esportare solamente a paesi che quantomeno non erano impegnati in guerre dichiarate (certo, si continua ad esportare tutt'ora in Algeria, in Turchia, in India, in Pakistan ed in molti altri paesi non proprio tranquilli, ma non è più possibile, come accadeva sino al '90, vendere navi da guerra a Saddam Hussein, mine all'Afghanistan o mitragliette ai bambini soldato della Sierra Leone).

Nelle prossime settimane (il voto è previsto per la seconda metà di novembre) il Senato discuterà un disegno di legge (n. 1547), già approvato a maggio dalla Camera, che di fatto elimina gran parte dei controlli previsti dalla 185 per tutte le le esportazioni di armi realizzate in coproduzione con altri paesi europei. Già oggi queste rappresentano oltre il 30% del totale, e la cifra è destinata ad aumentare, dal momento che l'Unione Europea caldeggia fortemente una integrazione dell'industria bellica europea. 

Vediamo di capirci qualcosa di più

Nel 2000, a Farnborough, i sei principali paesi europei produttori di armi (Italia, Spagna, Regno Unito, Germania, Francia, Svezia) hanno siglato un accordo volto a favorire l’integrazione delle rispettive industrie belliche.

Nel maggio 2002 la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge che ratifica questo accordo. Disegno di legge che ora attende di essere approvato dal Senato.

Ed è proprio su questo disegno di legge che nasce il problema. Si tratta di un disegno di legge in 12 articoli: i primi due ratificano l’accordo di Farnborough, i restanti 10 si preoccupano invece di smantellare la legge 185.

In pratica quello che viene fatto è escludere dai controlli previsti dalla legge 185 le coproduzioni. Produci un carro armato in Italia  e vuoi esportarlo? Bene, devi sottoporti a tutti i controlli previsti. Vuoi venderlo a qualche paese in guerra, a qualche dittatura sanguinaria o altro, e sai che la legge 185 te lo impedisce? Semplicissimo, costruisci il carro armato, lo mandi in Francia dove gli viene aggiunto lo specchietto retrovisore (così è una coproduzione), e sei esentato da quasi tutti i controlli.

Per approfondire
  • Analisi dei danni che farebbe il disegno di legge 1547 (nella numerazione del Senato, 1927 nella numerazione della Camera).  

  • Kit di documenti per approfondire (vari documenti in formato RTF, compressi in un unico archivio, 58 Kb). In particolare all'interno di questo kit segnaliamo una analisi del quadro europeo per quanto riguarda la legislazione sull'export di armi ed una analisi di Os.C.Ar. (Osservatorio sul Commercio di Armi) del disegno di legge in questione.

Cosa ha fatto il nodo pavese della Rete su questo tema

Nella scorsa primavera la campagna in difesa della legge 185 ha lanciato una raccolta di firme, in vista della discussione alla Camera. Sono state raccolte oltre 62000 firme, a cui ne vanno aggiunte altre 14000 raccolte su internet dal periodico Vita. A Pavia abbiamo raccolto su questo appello 1058 firme, rivolte in particolar modo ai deputati eletti nei nostri collegi elettorali (maggioritario e proporzionale). Il 10 ottobre queste firme sono state consegnate anche al Presidente del Senato.

Questi l'appello e le richieste della campagna.

  • Appello in difesa della legge 185.

  • Le richieste della campagna.

La discussione alla Camera ed i testi

In seguito a numerosi contatti e pressioni da parte delle associazioni promotrici della campagna, e delle persone che la hanno appoggiata, si è riusciti a far prendere posizione in difesa della legge 185 alla quasi totalità dell'opposizione, che ha presentato numerosi emendamenti al ddl 1927. Alcuni risultati si sono ottenuti, perché anche il Governo ha accolto alcuni di questi emendamenti. Pochi per la verità, ed il risultato è stato che da un testo osceno che azzerava praticamente ogni forma di controllo sulle esportazioni di armi co-prodotte con altri paesi si è arrivati ad un testo che "si limita" a ridurli sensibilmente (ad esempio: a) non si saprebbe più il valore delle armi esportate b) non verrebbe più richiesto il certificato di uso finale delle armi c) non si avrebbero più dati sulle transazioni bancarie relative a queste esportazioni).

E' utile sottolineare come in occasione del voto alla Camera molti emendamenti volti a difendere la legge 185 non siano passati per una trentina di voti, tanti quanti gli assenti dei partiti dell'opposizione che li avevano presentati.

Riportiamo quindi

  • Lo stenografico della discussione dei vari emendamenti alla Camera (RTF compresso, 59 Kb).

  • I parlamentari dell'opposizione che non si sono mai visti in aula mentre venivano discussi e votati questi emendamenti.

Infine ecco i testi delle leggi in questione (RTF compressi, 25 Kb). All'interno dell'archivio il testo della legge 185/90 e quello del ddl 1927. Per agevolare la comprensione:

Nel testo del ddl 1927 (quello che ora al Senato è diventato il ddl 1547) sono evidenziate in verde le modifiche rispetto al testo originale derivanti da emendamenti governativi ed in blu quelle derivanti da emendamenti proposti dall'opposizione ed accolti. In questo modo è possibile vedere i miglioramenti (modesti) che si sono ottenuti rispetto al testo originale con questi emendamenti.

Nel testo della legge 185/90 in rosso le modifiche derivanti dal ddl 1927, in verde quelle derivanti da emendamenti governativi al ddl 1927 ed in blu quelle derivanti da emendamenti proposti dall'opposizione ed accolti

  • Testo della legge 185/90 e del ddl 1927.

Situazione ad oggi (13 aprile 2003):

Il Senato ha approvato (il 27 marzo) il ddl 1547, la battaglia è persa. Qui il comunicato stampa della campagna in merito:

 

Su internet.... altri siti su questa campagna

Molto materiale lo si può trovare sul sito della campagna Banche Armate , sul sito del periodico Vita e sul sito della Rete Lilliput nazionale, nelle pagine dedicate alla campagna.